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Risparmio energetico acquario marino

By ammin in Acquario Marino on 28 giugno 2013 - No Comments

risparmio energetico Il risparmio energetico è una problematica comune. L’auto, la lavatrice, il frigorifero o il televisore, difficilmente oggigiorno qualcosa viene scelto senza prendere in considerazione il consumo di energia. Le cose tuttavia sono sempre andate così. Diamo uno sguardo al passato nell’hobby dell’acquariologia di barriera, più o meno un quarto di secolo fa. Ci troviamo nel 1984 e l’acquario di barriera medio è di circa 250-400 litri. Al suo interno si trovano coralli molli, come gli esemplari arboriformi Litophyton, che concorrono per lo spazio con i coralli morfari Discosoma e gli alcionidi Sarcophyton. Le quantità di luce consumate da un acquario di barriera di questo tipo sono ancora piuttosto moderate; di regola vengono installate solo quattro lampade fluorescenti T8 che, nel migliore dei casi, diventano cinque o sei. I faretti HQI sono ancora rari e, dove trovano impiego, consumano sempre 150 o 250 Watt soltanto, mentre un faretto da 400 W costituisce ancora una assoluta rarità. La schiumazione, con il principio dei diffusori d’aria in legno di quei tempi, non richiedeva molta energia elettrica; erano sufficienti una piccola pompa di circolazione e un compressore a membrana. In ogni caso per ricreare il movimento dell’acqua veniva impiegata moltissima energia, perlomeno se la si mette in relazione con la corrente ottenuta. Per la circolazione si utilizzano delle pompe con girante ad immersione, i cui motori si trovano sopra il livello dell’acqua. Se è necessario spingere l’acqua nell’acquario da una vasca sottostante, ciò avviene per mezzo di pompe di circolazione esterne, i cui motori sono alloggiati in olio da trasformatori. Mi ricordo ancora bene delle avventurose complicazioni causate dalla mancanza di tenuta dell’alloggiamento. Inoltre, la resa energetica di queste pompe è sempre stata molto discutibile. Le pompe sommergibili, con il motore completamente racchiuso nella resina artificiale, non erano ancora diffuse. Per i miei acquari, verso la fine degli anni ’80, ho costruito delle pompe di circolazione con girante immersa dotate di motore a condensatore, alloggiamento in materiale acrilico, e un particolare sistema a vite sintetica, in uso nel modellismo, con la quale l’acqua veniva forzata verticalmente verso l’alto (sistema di pompaggio Lowak). Il volume di resa di questo apparecchio, a parità di consumo energetico, corrispondeva all’incirca a dieci volte quello delle pompe comuni a quei tempi. In ogni caso una realizzazione in serie non era pensabile, dato che il risparmio energetico in questo hobby rivestiva ancora un significato secondario. Ben presto fecero la loro comparsa le convenienti pompe ad immersione con il motore racchiuso in una resina sintetica. Per ogni Kilowatt producevano soltanto una frazione della corrente, ma erano convenienti nell’acquisto, il mercato non era ancora maturo per una pompa a risparmio energetico. La circolazione complessiva installata allora in un acquario di barriera era commisurata comunque alle attuali vasche per coralli duri, sostanzialmente ancora molto limitata, ed era all’incirca corrispondente a cinque volte il volume dell’acquario per ora. E, visto che a quei tempi le vasche di barriera erano decisamente più piccole rispetto ad oggi, la necessità di movimentazione generale dell’acqua rispetto a quella attuale era piuttosto esigua. Da quel periodo degli anni ’80 molto è cambiato. Nel frattempo sono trascorsi due decenni e mezzo, e dai primi tentativi di moltiplicare i coralli molli in acquario si è arrivati, con molta passione e molte conoscenze, alla produzione di coralli duri riprodotti nell’acquario di casa. L’acquariofilo medio oggi ha molte più conoscenze sui coralli e forse anche sui reef corallini che durante gli anni ’80. Oggi non solo riusciamo a mantenere e a tenere in vita i coralli duri, ma anche a produrli in modo mirato in gran numero e quantità. Per rendere possibile questo è stato aumentato sensibilmente l’impiego energetico medio in un acquario di barriera. Una vasca con una intensa crescita di coralli duri a polipo piccolo (SPS), anche con una grandezza comparabile, consuma oggi molta più corrente degli acquari per coralli molli degli anni ’80. Mentre in passato un acquario per coralli molli da 350 litri poteva essere gestito forse con qualche lampada fluorescente e una pompa di circolazione da 4.000 litri l’ora, oggi, per esempio, una vasca per coralli duri da 800 litri funziona con tre faretti HQI da 400 W e una circolazione da 30.000 litri l’ora. Probabilmente va aggiunto anche uno schiumatoio, che consuma molta più corrente degli apparecchi impiegati 25 anni fa, e sicuramente una vasca sottostante l’acquario, dalla quale si solleva l’acqua di un metro con una pompa, 24 ore al giorno, sette giorni la settimana. Forse viene installato addirittura un refrigeratore, che durante l’estate serve per estrarre dall’acqua l’abbondante calore prodotto da pompe e lampade. Come si è detto, dunque, molte cose sono cambiate. In parallelo è cambiata anche la percezione ambientale. Verso la metà degli anni ’80 non era ancora possibile riprodurre commercialmente le tridacne, e le attività dei progetti di allevamento erano ancora ai primi passi. Acquistare in commercio una Tridacna squamosa adulta prelevata in natura non costituiva però un problema: mi ricordo di innumerevoli esemplari che a quei tempi venivano venduti in Germania a circa 125 marchi tedeschi, e dico marchi, non Euro. Oggi è stata riconosciuta la minaccia che ciò rappresenta per questi animali ed è già difficile a volte procurarsi un esemplare di questa specie con un guscio di 30 o 40 mm per una somma corrispondente in Euro. Qualcosa di simile è accaduto con i coralli duri; il riconoscimento della necessità di proteggere i reef e dei suoi abitanti è cresciuto continuamente in ambito politico e tra tutta la popolazione (che la minaccia verso questi ambienti nonostante tutto non sia diminuita è un dato di fatto, tuttavia questo è un’altro discorso). Anche tra gli acquariofili ovviamente si avverte tale consapevolezza: una percentuale sempre maggiore di acquariofili marini nel praticare questo hobby si impegna in modo da esercitare la pressione minore possibile sugli ambienti naturali. I progressi in questa direzione sono considerevoli, se si considera che una gran parte dei coralli oggi può già essere prodotta artificialmente, non solo negli allevamenti nei paesi tropicali di origine, ma anche in quelli di destinazione, sia attraverso gli acquariofili privati sia per mezzo di colture commerciali. Si tratta di un fatto importante, perché altrimenti l’hobby dell’acquariologia marina di barriera verrebbe sempre più criticato dall’opinione pubblica, oggi maggiormente consapevole nei confronti della situazione ambientale. Per quanto concerne il consumo energetico si sono avuti sviluppi analoghi. Basta considerare il fatto che un quarto di secolo fa in ogni abitazione trovavano impiego le lampadine ad incandescenza. Facendo un confronto con l’uso attuale delle lampadine a risparmio energetico, diventa evidente un utilizzo più consapevole dell’energia: al posto di un articolo economico come la lampadina ad incandescenza ad elevato consumo energetico, oggi si adoperano dei mezzi luminosi da un certo punto di vista ben più costosi, che però consentono di risparmiare energia. Anche l’aumento crescente dei moduli solari e fotovoltaici sui tetti delle abitazioni private ha un significato evidente; la consapevolezza energetica dell’intera popolazione si accresce, lentamente ma in modo continuo. Questo significa che l’utilizzo dell’energia elettrica per un acquario di barriera hobbistico subisce sempre maggiori critiche. Quello che durante gli anni ’80 poteva ancora essere tollerato in generale dall’opinione pubblica, in relazione all’impiego energetico di un acquariofilo per il suo hobby, oggi, al di fuori dell’acquariologia marina, può invece provocare forti opposizioni. Il continuo incremento del consumo energetico medio degli acquari di barriera è stato necessario per creare condizioni di mantenimento grazie alle quali oggi nelle vasche si possono allevare e riprodurre svariati animali del reef, invece di prelevarli in natura. Si è trattato di un comportamento sensato, da diversi punti di vista, sul quale per ragioni di spazio non possiamo effettuare approfondimenti. In ogni caso, oggi diventano disponibili in misura sempre crescente tecnologie a risparmio energetico e il cambiamento nella percezione ambientale richiede che tali tecnologie si applichino anche nell’hobby dell’acquariologia di barriera, consentendo a lungo termine un sensibile calo dell’impiego energetico. Nella stessa misura con la quale il normale cittadino adopera l’energia in modo più consapevole, anche l’acquariologia di barriera deve risparmiarla, altrimenti essa sarà sempre meno accettata dall’opinione pubblica . La “popolazione generale”, vale a dire i “non acquariofili”, inizia a volte addirittura dal proprio partner, che forse non tollera più l’incremento dei costi per questo hobby. La continua crescita dei prezzi dell’energia e i problemi legati alla crisi finanziaria e commerciale mondiale determinano un effetto anche in questo campo, dato che non pochi acquariofili per questa ragione hanno abbandonato il loro hobby. In verità, non sarebbe stato necessario; persino chi è costretto a risparmiare considerevoli costi energetici, può continuare a praticare il proprio hobby. Dovrà modificare il suo modo di concepirlo, provvedendo ad allestimenti diversi, individuando altre priorità e adoperare tecniche diverse. Un’acquariologia consapevole dei costi è in ogni caso possibile! Inoltre parallelamente alle scelte dell’acquariofilo, che richiederà tecnologie a basso consumo energetico, anche l’industria metterà in atto gli sviluppi corrispondenti, offrendo tali prodotti. A questo riguardo CORALLI pubblicherà a intervalli non regolari degli articoli sul risparmio energetico nell’acquariologia marina evidenziando tali caratteristiche anche nella presentazione dei nuovi prodotti.

Risparmio Energetico

Articolo tratto dalla rivista Coralli per gentile concessione della Nuovi Orizzonti s.r.l
http://www.nuoviorizzontisrl.com/index.htm

  • ammin - 28 giugno 2013