L’acqua è vita per tutti

By in Varie on 3 maggio 2016 - No Comments

Noi tutti appassionati di acquariofilia proviamo un vero e proprio amore per questa risorsa. Conosciamo tutti quella sensazione d’incanto che ci permetterebbe di restare estasiati ad osservare i nostri acquari su misura per intere giornate. Anche una semplice vasca con lumache marine e coralli molli ci permetterebbe di allontanare la mente e farla viaggiare verso orizzonti tropicali, dentro i quali perderci e ritrovare serenità. Tra gli scopi principali legati all’acquisto di un acquario vi è anche il desiderio di pace interiore, quella magia che soltanto il nuoto sinuoso dei pesci tropicali in un acquario può regalarci. Un hobby rilassante, una definizione di acquario in cui moltissimi dei nostri lettori possono certamente ritrovarsi e che ci sentiamo di condividere a pieno.

Indipendentemente dagli esseri viventi e dell’allestimento, l’elemento che permette questa proiezione, vero carburante per la nostra macchina dell’immaginazione, è l’acqua. La risorsa idrica non è soltanto un mezzo nel quale è possibile trovare “vita”, requisito indispensabile di sopravvivenza, ma diviene essa stessa energia vitale, conferendo dei poteri di cui spesso sottovalutiamo l’influenza. Gli studi di Masaru Emotu sulla reazione dell’acqua a determinate parole è la prova palese e spettacolare della sua forza. Mediante le attività di ricerca svolte da Masaru Emoto, l’acqua ci regala un modo per dare ragione alla fisica dei quanti quando afferma che nella vita “tutto è oscillazione, tutto è informazione”.

L’acqua è la vita e dobbiamo difenderla

L'acqua è la vita e bisogna difenderla

Una volta compreso come senza acqua non possiamo sopravvivere e quanta spiritualità si celi dietro questa meravigliosa risorsa naturale, è il momento di affrontare l’argomento anche sul piano sociale e perché no politico.

Prendiamo spunto dalle recenti dichiarazioni espresse da qualche esponente di Governo, in cui veniva messa nuovamente in discussione la gestione pubblica dell’acqua. Quando noi italiani, abbiamo espresso un sostegno al referendum per acqua bene comune nel 2011 pensavamo di aver messo la parola fine di fronte alla possibilità che qualche azienda potesse privatizzare i bacini o anche solo i luoghi per lo smistamento dell’acqua potabile alla popolazione.

Sembra però che il raggiungimento del quorum referendario in tutte le regioni d’Italia e la vittoria abbastanza schiacciante dei Sì non sia bastato a tenere in freno la voglia di speculare sulla necessità primaria di bere da parte del pubblico. Il mancato raggiungimento del quorum al recente referendum sulle trivellazioni in mare sembra aver dato più “coraggio” (..arroganza?) ad una maggioranza parlamentare che sino all’ultimo ha sostenuto la causa astensionista e quindi indirettamente difeso delle normative che fanno l’interesse di pochi gruppi petroliferi, in gran parte per giunta stranieri, e certamente non del popolo. La lotta portata avanti dalle associazioni come acquabenecomune e Lega ambiente, così come la coscienza ecologista dei cittadini che si opposero alla privatizzazione dell’acqua rischia di essere messo in dubbio da politici senza scrupoli. Il paradosso è che ora, a seguito di una disaffezione al voto, evidenziata anche dalle bassissime percentuali raggiunte per il referendum del 17 Aprile, i “poteri forti” si sentano ancora più forti. E’ come se senza il potere del voto si sentano più legittimati ad andare contro gli interessi del pubblico elettorale.

Noi acquariofili che abbiamo a cuore sia il mare che le falde acquifere dobbiamo rimanere compatti sulla nostra posizione di difesa ambientale e cercare di far valere la nostra voce, qualora ci accorgessimo di concreto, di un tentativo di privatizzare la risorsa acqua.

Il karma della natura sembra essere emerso in tutta la sua forza, solo ad un giorno di distanza dal mancato raggiungimento del quorum per il referendum sul rinnovo delle concessioni alle piattaforme petrolifere in Italia. Gli sversamenti di petrolio avvenuti nella notte del 18 Aprile hanno creato danni ambientali che non sono altro che il risultato di politiche antiche, basate sull’energia fossile e incuranti della bellezza dell’acqua e della natura amica.

  • - 3 maggio 2016