Il controllo degli oligoelementi in acquariologia marina

By ammin in Acquario Marino on 30 giugno 2013 - No Comments

Il controllo degli oligoelementi in acquariologia marina

Dott. Dieter Brockmann

Il controllo degli oligoelementi nell’acquariologiamarina è estremamentedifficile, perché quasi tuttii test acquaristicinon sono abbastanza sensibili.Prendiamo per esempio in considerazione la concentrazione media del ferro nell’acqua marina naturale, che si attesta all’incirca a 2 µg/l.

40La soglia di verifica dei test acquaristici elencati si colloca però attorno ai 50 – 100 µg/l, vale a dire 25 – 50 volte al di sopra. La soglia di verificabilità è pertanto definita come la minore concentrazione di una sostanza che può essere misurata da un determinato test. La determinazione della concentrazione dell’oligoelemento ferro nella sua componente naturale non è pertanto possibile attraverso questi test. Nel caso dell’oligoelemento rame la discrepanza è ancora più grande: qui, infatti, la soglia di verifica dei test acquaristici si colloca a circa 100 – 300 volte oltre la concentrazione media misurata nell’acqua marina naturale di 0,5 µg/l. Le cose vanno invece diversamente con i test per lo iodio.

38La concentrazione naturale dello iodio si colloca a circa 60 µg/l. In tal senso lo iodio inorganico è presente principalmente in due composti: ioduro(I-) e iodato (IO3). La relazione tra ioduro e iodato è di circa un terzo a due terzi. Il composto principale dello iodio, con il quale abbiamo a che fare nell’acquariologia marina, è pertanto lo iodato. Curiosamente con l’aumentare della profondità dell’acqua la concentrazione di ioduro diminuisce, sicché nei mari del mondo ad alcune centinaia di metri di profondità non è più misurabile. In questo caso l’unico composto inorganico dello iodio è lo iodato (BROCKMANN, 2007).

Entrambi i composti sono misurabili per esempio con l’I2- Profitest Iodio della ditta Salifert con una sufficiente sensibilità (soglia di verifica dello ioduro 10 µg/l, ioduro/iodio soglia di verifica 30 µg/l). Oltre ai test realizzati per l’acquaristica esiste una serie di prodotti sviluppati per impieghi industriali, per esempio per l’analisi dell’acqua. Tra questi i test rapidi della ditta Merck, che molti di noi che si occupano intensamente dei coralli duri conoscono per via dell’eccellente test per fosfati Aquaquant 14445

32Nel caso del rame la soglia di verifica è circa 100 volte più alta rispetto alla sua concentrazione media naturale, mentre nel ferro lo è di sole 5 volte. Anche in questo caso purtroppo non è possibile la misurazione degli oligoelementi nella loro concentrazione naturale, per questo abbiamo bisogno di un metodo molto costoso con una tecnologia estremamente impegnativa (per esempio gli apparecchi di misurazione ICP-MS = spettrometria di massa con plasma a induzione; vedi a riguardo anche GLASER, 2008). Questi apparecchi purtroppo non sono disponibili per l’acquaristica. Cosa significa tutto questo per gli acquariofili?

31L’industria chimica o acquaristica ci ha abbandonato? Secondo me no. Certo non siamo in grado di misurare gli oligoelementi (eccetto lo iodio) nelle loro concentrazioni naturali, ma in determinati casi riusciamo perlomeno a diagnosticare un eccesso di dosaggio e ciò è molto importante in particolare per un elemento tanto tossico come il rame. Se il nostro acquario non è in buone condizioni e i coralli degenerano per ragioni apparentemente inspiegabili, con un test per il rame possiamo per esempio verificare una corrispondente intossicazione oppure escluderla. Se invece stiamo lottando contro una intensa crescita algale, la misurazione di una concentrazione di ferro troppo elevata può indicare un dosaggio eccessivo di questo elemento.

30Tali analisi si possono estendere ad alcuni altri elementi traccia come l’arsenico, il manganese, il nickel e lo zinco per mezzo dei corrispondenti test commerciali. Secondo me, ad ogni modo, non è del tutto sensato controllare l’acqua dell’acquario con tutti i test disponibili, a meno che non si abbia piacere nel compiere queste sperimentazioni, nonché interesse nella chimica dell’acqua del proprio acquario. Più che altro questi test dovrebbero essere utilizzati quando sussiste il ragionevole sospetto di un sovradosaggio o di una intossicazione (per esempio per via di una pompa difettosa, di una nuova tubazione dell’acqua in rame nell’abitazione). Infine voglio ancora una volta puntualizzare che, ad eccezione dello iodio, attraverso l’impiego di test acquaristici non è possibile assicurare alcuna affermazione sul fatto che in un acquario ci sia una carenza di oligoelementi. A questo riguardo, infatti, questi test non sono abbastanza sensibili. Un valore di misurazione di 0 µg/l con una soglia di verifica pari a 50 µg/l non significa che la sostanza da misurare non è presente nell’acqua dell’acquario, ma soltanto che è disponibile in una concentrazione minore di 50 µg/l.

Articolo tratto dalla rivista Coralli per gentile concessione della Nuovi Orizzonti s.r.l
http://www.nuoviorizzontisrl.com/index.htm

  • ammin - 30 giugno 2013